Il sale della terra 2014 streaming ita altadefinizione
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Qualità: BDRip [1080p]
Il sale della terra dvd release date : 16 July 19 8 2
Il sale della terra durata: 110 Minutes
Il sale della terra cinema 2014 : 2014
Il sale della terra release date : 12 January 19 7 6
Genere: Documentario
Il sale della terra cast :
Juliano Ribeiro Salgado, Wim Wenders, Hugo Barbier, Lélia Wanick Salgado, Jacques Barthélémy, Régis Muller, João Pessoa Mattos, Leny Wanick Mattos, Maria Teresa Salgado Rocha Bastos, Rodrigo Ribeiro Salgado
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cineblog 01 Il sale della terra ITA 2018 film completo sottotitoli italiano Magnificamente ispirato dalla potenza lirica della fotografia di Sebastião Salgado, Il sale della terra è un documentario monumentale, che traccia l'itinerario artistico e umano del fotografo brasiliano. Co-diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, figlio dell'artista, Il sale della terra è un'esperienza estetica esemplare e potente, un'opera sullo splendore del mondo e sull'irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo. Alternando la storia personale di Salgado con le riflessioni sul suo mestiere di fotografo, il documentario ha un respiro malickiano, intimo e cosmico insieme, è un oggetto fuori formato, una preghiera che dialoga con la carne, la natura e Dio. cb01, Guarda Il sale della terra Streaming ita hd, Vai al canale telegram ufficiale su Cinema, Leggi altre ultime notizie su: "cb01", Ultimi approfondimenti su: "cineblog01"
Il sale della terra Streaming ita Altadefinizione,Il sale della terra è disponibile nel canale telegram: Film Streaming ITA HD, Il sale della terra 2014 Più informazioni e immagini su: altadefinizione Il sale della terra budget review : L’inaridimento della vena narrativa pare ormai irreversibile –anche se nessuno più di me sarebbe lieto di essere smentito – ma la nuova vita di Wim Wenders come documentarista regala un gioiello dopo l’altro in film in cui il regista tedesco appare impegnato a portare sullo schermo le altre arti sapendone restituire ogni emozione. Dopo la musica di ‘Buena vista social club’ e la danza dell’indimenticabile ‘Pina’, questa volta la scelta cade sulla fotografia per una sfida forse ancora più complessa delle precedenti: costruire un film – immagine in movimento – utilizzando le fotografie, che, cogliendo l’attimo, sono quanto di più statico si possa immaginare. L’opera di Sebastião Salgado entra nella vita di Wenders attraverso la visione di un ciclo di scatti dedicati alle miniere d’oro in Brasile: la potenza del suo bianco e nero restituisce appieno l’umanità dei soggetti immortalati cogliendone – come nei ritratti dei grandi pittori – l’essenza e la singolarità. E’ lo stesso bianco e nero che caratterizza il primo piano fisso di Salgado mentre racconta la propria esistenza: la sua testa completamente glabra spicca contro lo sfondo scuro mentre si snoda il ricordo del girovagare di un giovane e barbuto se stesso dopo l’incontro casuale con una macchina fotografica. In una serie di progetti studiati con cura assieme alla moglie Lélia, Salgado si dedica a illustrare i luoghi e, soprattutto, le persone dimenticate dal mondo, prendendo le mosse da un’America Latina sconosciuta a chiunque per giungere a una passione per l’Africa che cresce negli anni assieme alle tragedie che si presentano davanti all’obbiettivo. Anni importanti, ma psicologicamente faticosi che si interrompono quando i ripetuti genocidi in Ruanda colmano la misura: Salgado si volge così alla natura solo per scoprire che il destino del pianeta è legato in modo indissolubile a quello di chi lo abita. Un interesse, quello per le zone più remote del globo, che va di pari passo con la rinascita della vegetazione nella fazenda di famiglia, un’idea all’apparenza irrealizzabile eppure vincente alla quale sono dedicate le uniche immagini a colori, con il fotografo che conduce Wenders sui sentieri della sua proprietà come un’esploratore in una terra sconosciuta perché la giungla è ritornata: si tratta di una sorta di cornice che circonda la preziosa collezione di fotografie, introdotte dal breve racconto dell’età giovanile (gli studi, l’incontro con la moglie, la fuga dalla dittatura, l’esilio a Parigi) e inframmezzate dalle immagini familiari, incluso il delicato intermezzo dedicato al filgio down. Le foto di Salgado sono bellissime, ma sovente terrbili perché sanno raccontare la disperazione, la violenza, la crudeltà (durissimo è il giudizio sulla razza umana che l’artista deriva dalle sue esperienze) con una precisione e una limpidezza mirabili amplificate dal grande schermo: a volte colpiscono anche sotto la cintura, ma costringono lo spettatore a guardare un faccia la realtà. La bravura di Wenders e del suo co-regista Juliano Ribeiro Salgado, che è il figlio del fotografo, è di farle scorrere assemblandole al meglio con gli elementi di contorno e con la voce del loro autore in modo da evitare il rischio di fare solo la proiezione di una serie di pur affascinanti diapositive e realizzare invece, a partire dalle stesse, due ore di ottimo cinema.
Quella di Salgado è un'epopea fotografica degna del Fitzcarraldo herzoghiano, pronto a muovere le montagne col suo sogno 'lirico'. Viaggiatore irriducibile, Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo in immagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale. Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dal figlio, l'artista si racconta attraverso i reportages che hanno omaggiato la bellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell'uomo. Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado ha raccontato l'avidità di milioni di ricercatori d'oro brasiliani sprofondati nella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidi africani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, ha testimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede per gli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e 'ricomposti' nella perfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la luce e da ammirare in silenzio.
Nato nel 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, da cui parte ancora adolescente, spetta al figlio Juliano documentarne la persona attraverso foto e home movies, ricordi e compendi affettivi di incontri col padre, sempre altrove a dare vita (e luce) al suo sogno. Un sogno che per potersi incarnare deve confrontarsi appieno col reale. A Wenders concerne invece la riproduzione dei suoi scatti, che ritrovano energia e fiducia nella natura, le sue foreste vergini, le terre fredde, le altezze perenni. Il regista tedesco, straordinario 'ritrattista' di chi ammira (Tokyo-Ga, Buena Vista Social Club, Pina Bausch), converte in cinema le immagini fisse, scorre le visioni e la visione di un uomo dentro un mondo instabile. In una scala di grigi e afflizioni, nei chiaroscuri che impressionano il boccone crudo dell'esistere (l'esodo, la sofferenza e il calvario dei paesi sconvolti dalle guerre e dalle nuove schiavitù), Salgado racconta le storie della parte più nascosta del mondo e della società. Spogliate dalla distrazione del colore, le sue fotografie attestano la conoscenza precisa dei luoghi e la relazione di prossimità che l'artista intrattiene con gli altri, sono un mezzo, prima che un oggetto d'arte, per informare, provocare, emozionare. Foto che arrivano dentro alle cose perché nascono dall'osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale.
Esperiti esteticamente l'oggetto artistico e l'intentio artistica di Salgado, Wenders rappresenta col suo cinema la 'forma' dell'idea di cui gli scatti sono portatori. Scatti radicali e icastici che penetrano le foreste tropicali dell'Amazzonia, del Congo, dell'Indonesia e della Nuova Guinea, attraversano i ghiacciai dell'Antartide e i deserti dell'Africa, scalano le montagne dell'America, del Cile e della Siberia. Un viaggio epico quello di Salgado che testimonia l'uomo e la natura, che non smette di percorrere il mondo e ci permette di approcciare fotograficamente le questioni del territorio, la maniera dell'uomo di creare o distruggere, le storie di sopraffazione scritte dall'economia, l'effetto delle nostre azioni sulla natura, intesa sempre come bene comune. Perché dopotutto la domanda che pone la fotografia di Salgado è sempre 'dove'? In quale luogo? E determinare il luogo è comprendere il senso della narrazione dell'altro.Quella di Salgado è un'epopea fotografica degna del Fitzcarraldo herzoghiano, pronto a muovere le montagne col suo sogno 'lirico'. Viaggiatore irriducibile, Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo in immagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale. Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dal figlio, l'artista si racconta attraverso i reportages che hanno omaggiato la bellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell'uomo. Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado ha raccontato l'avidità di milioni di ricercatori d'oro brasiliani sprofondati nella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidi africani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, ha testimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede per gli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e 'ricomposti' nella perfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la luce e da ammirare in silenzio.
Nato nel 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, da cui parte ancora adolescente, spetta al figlio Juliano documentarne la persona attraverso foto e home movies, ricordi e compendi affettivi di incontri col padre, sempre altrove a dare vita (e luce) al suo sogno. Un sogno che per potersi incarnare deve confrontarsi appieno col reale. A Wenders concerne invece la riproduzione dei suoi scatti, che ritrovano energia e fiducia nella natura, le sue foreste vergini, le terre fredde, le altezze perenni. Il regista tedesco, straordinario 'ritrattista' di chi ammira (Tokyo-Ga, Buena Vista Social Club, Pina Bausch), converte in cinema le immagini fisse, scorre le visioni e la visione di un uomo dentro un mondo instabile. In una scala di grigi e afflizioni, nei chiaroscuri che impressionano il boccone crudo dell'esistere (l'esodo, la sofferenza e il calvario dei paesi sconvolti dalle guerre e dalle nuove schiavitù), Salgado racconta le storie della parte più nascosta del mondo e della società. Spogliate dalla distrazione del colore, le sue fotografie attestano la conoscenza precisa dei luoghi e la relazione di prossimità che l'artista intrattiene con gli altri, sono un mezzo, prima che un oggetto d'arte, per informare, provocare, emozionare. Foto che arrivano dentro alle cose perché nascono dall'osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale.
Esperiti esteticamente l'oggetto artistico e l'intentio artistica di Salgado, Wenders rappresenta col suo cinema la 'forma' dell'idea di cui gli scatti sono portatori. Scatti radicali e icastici che penetrano le foreste tropicali dell'Amazzonia, del Congo, dell'Indonesia e della Nuova Guinea, attraversano i ghiacciai dell'Antartide e i deserti dell'Africa, scalano le montagne dell'America, del Cile e della Siberia. Un viaggio epico quello di Salgado che testimonia l'uomo e la natura, che non smette di percorrere il mondo e ci permette di approcciare fotograficamente le questioni del territorio, la maniera dell'uomo di creare o distruggere, le storie di sopraffazione scritte dall'economia, l'effetto delle nostre azioni sulla natura, intesa sempre come bene comune. Perché dopotutto la domanda che pone la fotografia di Salgado è sempre 'dove'? In quale luogo? E determinare il luogo è comprendere il senso della narrazione dell'altro.
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Reviewed by il miglior film tutto il tempoItafilm.video
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marzo 05, 2017
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